Un viaggio
alla ricerca
della felicità

di Adriana Colagiacomo
Per il Ciliegio un romanzo
di formazione molto potente
ai confini di una Roma spietata


Un romanzo che sa toccare con delicatezza le corde giuste per emozionare il lettore e per farlo entrare, in punta di piedi, in un mondo che sembra sospeso, lontano. Il mondo degli ultimi, delle case occupate, degli espedienti per vivere, delle parole non dette, degli abbracci mai dati, delle passioni che salvano.
I buoni che fanno rumore, quelli che vivono costantemente al margine sono i protagonisti di Da ora in poi, romanzo di Catia Proietti (il Ciliegio Edizioni, pp. 224, € 15,00), ambientato in una Roma spietata, troppo grande e crudele nei confronti di un ragazzino che a soli tredici anni già conosce bene ogni angolo del suo quartiere malfamato, difficile, pericoloso, quel rione San Basilio che, a dispetto della sua denominazione, sembra essere fuori dalle grazie di qualsiasi santo.
Il piccolo, tenebroso e gracile Claudio, sembra richiamare il personaggio di Atlante il quale, reo di essersi alleato con Crono, fautore della rivolta dei titani contro gli dei dell’Olimpo, sarebbe stato condannato da Zeus a tenere sulle spalle la volta celeste. Come un mito moderno, l’autrice dipinge nitidamente questo protagonista che sembra portare su di sé tutto il peso di un’infanzia mai vissuta, tutto il paradossale peso di ciò che gli è mancato: amore, affetto, spensieratezza, amici. Il peso di una rabbia mai realmente esplosa e proprio per questo ancora più tossica. Un macigno al centro del petto che nulla ha a che fare con il suo piccolo cuore ma che altro non è se non l’accumularsi di dolore e lacrime mai versate. Eppure, nel bel mezzo della sua città, dal nulla, sorge quella che sarà la sua ancora di salvezza, un Bunker Skatepark all’interno del quale ci si può sentire liberi e, soprattutto, se stessi.

Salvare se stessi per salvare gli altri
Il racconto si snoda attraverso delle tappe, delle vere e proprie lezioni che ne fanno un romanzo di formazione.
Ci si scontra con delle emozioni fortissime, che colpiscono il lettore allo stomaco. Rabbia, frustrazione ma soprattutto dolore. Il dolore, tanto più forte proprio perché muto, di chi dalla vita ha ricevuto solo pugni in faccia. Dario Masetti, il padre di Claudio, che nel poker ha perso tutto e a cui non resta null’altro da fare che votarsi alla malavita per sbarcare il lunario, divenendo un piccolo spacciatore di quartiere. Il figlio, Claudio appunto, suo malgrado e senza nemmeno comprendere bene il perché, si ritrova risucchiato in una vita che non può e non deve appartenere a nessuno. Soli al mondo. Unica valvola di sfogo lo skateboard, sul quale il ragazzo volteggia leggero, libero, facendo evoluzioni mozzafiato sulle rampe del Bunker Skatepark e sfrecciando veloce, di notte, per i vicoli di San Basilio, consegnando droga per conto di suo padre.
Dall’altra parte Saverio, personaggio chiave della vicenda, uno dei proprietari del centro in cui Claudio si allena, con un passato difficile e una vita dedicata a credere nei sogni e a lottare per realizzarli. L’incontro fra i due sarà decisivo per entrambi, e non solo, destinato a cambiare per sempre le vite dei protagonisti e a sciogliere finalmente quel dolore mai confessato semplicemente in un abbraccio.
Perché, in fondo, parafrasando il titolo di un celebre romanzo di Margaret Mazzantini, “non è possibile salvarsi da soli”.

La felicità è un diritto
Una prosa impeccabile, un racconto forte e commovente. Una storia attuale, ambientata in un quartiere di periferia che potrebbe essere quello di qualunque città. Una realtà difficile, raccontata con schiettezza e semplicità. Proprio questa schiettezza fa sì che non esistano filtri o barriere alle emozioni. Sembra davvero di vedere una figurina esile volteggiare con grazia sullo skateboard. Si possono vedere le lacrime rigare un volto giovane seminascosto dai riccioli scuri così come sembra di sentire tutto il dolore di questi personaggi e la loro successiva liberazione. Li si accompagna attraverso queste tappe verso una felicità che, come lo stesso protagonista apprende a scuola nei dibattiti in classe con la sua insegnante, Nadia Nobile, è un diritto inalienabile per ciascuno.
«In qualunque momento della vita tu lo decida,
da ora in poi potrebbe essere tutto diverso».
Si chiude così questa vicenda. Con parole di speranza perché, la felicità non è certamente facile da raggiungere. Bisogna lottare per provare almeno ad essere felici. Si deve necessariamente combattere contro la paura, che spesso paralizza, si deve trovare la forza e il coraggio di esprimere il dolore che si prova.
«Date parole al vostro dolore altrimenti il vostro cuore si spezza», diceva Shakespeare in Macbeth.
E alla fine, anche un bambino può trovare la forza per farlo. La forza di Claudio sta in una passione e nell’abbraccio di qualcuno che riesce a sostenere il suo sguardo cupo, come non dovrebbe essere mai quello di un ragazzo della sua età.

Adriana Colagiacomo

(www.bottegascriptamanent.it, anno XIII, n. 146, novembre 2019)

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