Due sono i libri che maggiormente hanno suscitato il mio interesse in questi ultimi anni: “L’eleganza del riccio” di Muriel Barbery e “Da ora in poi” di Catia Proietti, due romanzi sul cambiamento. Claudio, protagonista del secondo, è un ragazzino di terza media nato e cresciuto a San Basilio, quartiere della periferia romana. Il ragazzo, costretto dal padre, vedovo e invalido, a spacciare droga, ha però una marcia in più rispetto al genitore: ama la Bellezza e si pone delle domande. La Bellezza la riconosce nell’architettura dei palazzi di Talenti, e anche nello sport che pratica, lo skateboard. Per tempo il ragazzino domanda al padre se quelle bustine che lui porta nascoste sotto la tavola possano fare del male, ma il padre lo rassicura: ” Non ci si muore con quella roba. Li rende eccitati, gli fa passare la stanchezza, li fa diventare allegri.” Claudio ha solo suo padre, la madre è morta troppo presto e anche il nonno è morto, l’unico ad avergli insegnato qualcosa di buono. Ma il suo cervello continua a lavorare, lui studia, e quando l’insegnante d’italiano, una donna illuminata che vuole solo il bene dei suoi alunni, fa leggere in classe la novella di Verga “Rosso Malpelo”, nella mente di Claudio scatta qualcosa: no, non voglio morire come Rosso Malpelo nella cava di rena, e per lui la cava è la vita da delinquente a cui lo costringe il padre. Non è facile mettersi contro i poteri forti, contro un padre che oltretutto lo riempie di botte se solo fa tardi a fare una consegna, ma Claudio riuscirà a salvarsi grazie all’aiuto degli adulti che per vari motivi a lui ci tengono. Che bel messaggio da dare ai giovani! “Se vuoi puoi cambiare la tua vita, lo puoi fare, chiedi aiuto ai “buoni” che fanno rumore”.I ragazzi leggono volentieri il libro, anche perché i personaggi, anche se inventati, hanno il sapore della realtà: Claudio è uno di loro, anche un po’ ribelle come la maggior parte, e anche la prof d’italiano è una donna libera, che non si vergogna di farsi vedere con i capelli corti e grigi. Sono persone che incontriamo nella nostra vita quotidiana. Ma il libro parla anche a noi adulti, con un messaggio sintetizzato nella frase che l’autrice fa dire a Claudio quando ormai il suo calvario di pusher è finito: “Compresi che la felicità in fondo per un ragazzino è questa: sentirsi accolto. Sentirsi riconosciuto. Nulla di più”. Quanto hanno bisogno i giovani della nostra attenzione! E che dire della “forma” del romanzo? Fin dalle prime pagine sono stata conquistata dal linguaggio del verismo ( compresi il “che verghiano” e l’Erlebte Rede ), dall’alternanza narrativa, da una scrittura che fa commuovere. L’ ho letto lentamente, per vedere le scene come in un film, ora sono alla seconda lettura, e lo sto consigliando a tutti gli insegnanti d’italiano del mio liceo, perché lo facciano leggere agli alunni. Grazie, Catia, dalla tua fan Maria Assunta Rossi, ex alunna, insegnante e bibliotecaria del liceo “Orazio”!